RICORDI CHE SBIADISCONO
Quante foto abbiamo oggi? Forse troppe. Forse non le guarderemo più, non tutte almeno, con il rischio che a farne così tante ci saremo persi tanti attimi di vita vissuta un domani. Non è una legge di Murphy, ma pare che all’aumentare delle foto, diminuisca quello dei ricordi e della loro intensità. I ricordi vengono sempre più legati alle sole immagini e per questo rischiano di sbiadire prima.
Il potere di un’emozione, se sentita, cioè se realmente consapevole, ha una pregnanza fisiologica sul ricordo che quella visiva non ha e ne rafforza la traccia mnestica grazie all’ancoraggio fisiologico. Di conseguenza un odore, come una canzone, hanno un potere rievocativo molto forte.
Proust ricercò la sua memoria perduta, partendo dal sapore di una madeleine, un semplice biscotto. E ne ha tirato fuori sette tomi!!!!
Candace Pert (Emozioni Perché), ha pubblicato in “Molecole di emozioni” un importante ricerca da cui emerge che il nostro corpo è disseminato di peptidi bioattivi (https://en.wikipedia.org/wiki/Peptide), scoprendo che esiste un collegamento tra mente e cervello, per cui le nostre emozioni sono memorizzate in molte parti del nostro corpo. Il soma è perciò un contenitore di memoria emotiva
Un ricordo senza la parte cinestetica è un ricordo che si affievolisce più facilmente con il tempo. La nostra memoria viene rafforzata dalla consapevolezza, nel senso che ne aggancia il contenuto, rendendolo quasi permanente. Uno stato emotivo o sensitivo è capace di riportare alla mente, non solo l’aspetto puramente visivo, ma di farci tornare dentro un’esperienza, quanto in una situazione, fenomeno definito appunto rievocazione. (Bower, 1981) Se un ricordo non è associato all’emozione, è come se non avesse fisicità o concretezza. L’attimo finisce con il venir perso due volte; la prima perchè non si vive il qui ed ora, la seconda perchè non si è in grado di rievocarlo ( il ricordo non è stato ancorato) . Le emozioni ci trafiggono nel tempo attraverso i ricordi solo se abbiamo concesso loro di vivere al momento opportuno. Questo spiega anche perchè i ricordi sono diventati piu flebili nelle nuove generazioni, che hanno un passato povero di esperienze consapevolizzate e si bombardano di tecnologia, che sviluppa tra l’altro solo la parte visiva.
Secondo M.Pellegrini, “ le emozioni sono la discriminante che determina la “pesantezza” di un ricordo: la probabilità che venga ricordato come un evento significativo ma, anche, la possibilità che si re-stimoli sovrapponendosi alla nostra esperienza presente. Le regioni cerebrali che attribuiscono un valore ai diversi enagrammi sono probabilmente quelle che “etichettano” queste esperienze come significative, emotivamente importanti e quindi degne di essere ricordate.” (Edelman, 1992; Damasio, 1994).
Va da sé che se l’etichettatura è compiuta tramite l’aggiunta più o meno conscia di emozioni; l’intelligenza emotiva svolge un ruolo fondamentale per quanto riguarda la consapevolezza di ciò che stiamo ricordando e la capacità di differenziare cosa nella nostra esperienza quotidiana è “presente nel presente” e cosa, invece, è sovrapposto, evocato, re-stimolato, ecc.
Questa capacità di cogliere la differenza e di distinguere, all’interno del flusso di coscienza, le sfumature del passato, i contorni e le figure del presente, le nostre proiezioni e i nostri ricordi, le aspettative e le delusioni, il vecchio e il nuovo… è ciò che dà coerenza e profondità alla nostra esperienza di noi stessi, al nostro esser-ci.
Un mondo che non ricorda non ha presente, nè passato, vive con un senso di apatia la vita e rischia di non poter utilizzare l’esperienza passata come apprendimento per quella futura (un esempio lo abbiamo con la perdita della memoria storica). Non dà possibilità di condivisione, ma viene dimenticato o raccontato solo per la costruzione che la mente razionale ne ha fatto dopo. Soprattutto i ricordi, come il diario, ci servono anche a confrontarci nel tempo, a farci ritrovare come eravamo e come siamo cambiati. Mi rattrista questa castrazione emotiva che, se per difesa o resistenza o “semplice” inconsapevolezza , genera solo vuoto, anche rispetto a ciò di cui abbiamo vissuto, gioito, sofferto, perso, cambiato.
Un tempo c’erano molto meno foto, i bambini avevano i loro album che portavano con sè negli anni. Ma c’erano tante parole in più per raccontare e occhi lucidi per testimoniare. Mi fa venire in mente un pezzo del bellissimo film “Basilicata coast to coast”…
Rebecca Montagnino
–BIBLIOGRAFIA:
-IL CERVELLO EMOTIVO, P.Le Doux
– MOLECOLE DI EMOZIONI, C.Pert
–FILMOGRAFIA:
-BASILICATA COAST TO COAST, R.Papaleo
E intanto i giorni passano
ed i ricordi sbiadiscono
e le abitudini cambiano
E’ un peccato che tu abbia messo solo il ritornello, ricantandomi la canzone mentalmente, penso che valga il testo completo…grazie!!!!!